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Avviso per lavori di completamento dell’appalto integrato per l'adeguamento di un tratto di banchina del Porto Commerciale di Augusta con gru a portale

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Presentazione candidatura per affidamento negoziato del completamento dell’appalto originario, che prevedeva il consolidamento della banchina e l’attrezzaggio con le gru a portale. Mentre la banchina è stata regolarmente consolidata e collaudata, le gru sono rimaste incompiute e danneggiate in alcune parti in modo irreparabile Lot 1: L’obiettivo dell’amministrazione, come detto, è l'acquisizione di candidature valide per il conferimento del completamento dell’appalto originario, che prevedeva il consolidamento della banchina e l’attrezzaggio con le gru a portale. Mentre la banchina è stata regolarmente consolidata e collaudata, le gru sono rimaste incompiute e danneggiate in alcune parti in modo irreparabile. Le motivazioni a supporto dell’obiettivo si possono facilmente sintetizzare in quattro punti: - migliore utilizzo delle risorse. Quand’anche il completamento delle gru dovesse avere un costo non irrilevante, considerato che al momento della risoluzione del contratto i lavori si trovavano in avanzata fase di esecuzione, la spesa per questo appalto ha già superato i venti milioni di euro, parte dei quali finanziati con fondi PON. L’unico modo per garantire che la spesa fatta risulti pienamente utilizzabile è il completamento dell’intervento. Senza contare che l’eventuale mancata ultimazione determina la revoca di quanto già rendicontato, con un danno economico ma anche d’immagine e di credibilità presso le istituzioni europee. - risoluzione dell’occupazione improduttiva di sedime portuale. Dalla sospensione dei lavori, avvenuta già da un quinquennio, le aree sono sottratte al pubblico uso degli operatori portuali, determinando, in uno scalo come quello di Augusta che si sta rilanciando, un grave danno per le potenzialità di sviluppo. - eliminazione delle interferenze. L’impronta occupata dalle gru, anche nella parte sospesa, fa ricadere nella zona “interdetta” sia lo specchio acqueo a mare, limitando così il numero di accosti disponibili per le navi al porto commerciale, sia un tratto a terra in cui verrà presto realizzato l’impalcato di collegamento con il terminal containers in costruzione. La mancata riacquisizione degli spazi determinerebbe un gravissimo quanto incalcolabile danno nell'avanzamento di un’opera dal valore di quasi 120 milioni di euro. - definizione di una procedura avviata ormai dieci anni fa e che ancora oggi non vede una reale conclusione con il ritorno alla normalità del contesto portuale. Il recupero di spazi e dell’operatività negata non potrà che incrementare, oltre alla fiducia, anche l’organizzazione e gli investimenti degli operatori portuale che da un anno a questa parte hanno avviato un processo di rilancio del comparto. Lot 1: L’obiettivo dell’amministrazione, come detto, è l'acquisizione di candidature valide per il conferimento del completamento dell’appalto originario, che prevedeva il consolidamento della banchina e l’attrezzaggio con le gru a portale. Mentre la banchina è stata regolarmente consolidata e collaudata, le gru sono rimaste incompiute e danneggiate in alcune parti in modo irreparabile. Le motivazioni a supporto dell’obiettivo si possono facilmente sintetizzare in quattro punti: - migliore utilizzo delle risorse. Quand’anche il completamento delle gru dovesse avere un costo non irrilevante, considerato che al momento della risoluzione del contratto i lavori si trovavano in avanzata fase di esecuzione, la spesa per questo appalto ha già superato i venti milioni di euro, parte dei quali finanziati con fondi PON. L’unico modo per garantire che la spesa fatta risulti pienamente utilizzabile è il completamento dell’intervento. Senza contare che l’eventuale mancata ultimazione determina la revoca di quanto già rendicontato, con un danno economico ma anche d’immagine e di credibilità presso le istituzioni europee. - risoluzione dell’occupazione improduttiva di sedime portuale. Dalla sospensione dei lavori, avvenuta già da un quinquennio, le aree sono sottratte al pubblico uso degli operatori portuali, determinando, in uno scalo come quello di Augusta che si sta rilanciando, un grave danno per le potenzialità di sviluppo. - eliminazione delle interferenze. L’impronta occupata dalle gru, anche nella parte sospesa, fa ricadere nella zona “interdetta” sia lo specchio acqueo a mare, limitando così il numero di accosti disponibili per le navi al porto commerciale, sia un tratto a terra in cui verrà presto realizzato l’impalcato di collegamento con il terminal containers in costruzione. La mancata riacquisizione degli spazi determinerebbe un gravissimo quanto incalcolabile danno nell'avanzamento di un’opera dal valore di quasi 120 milioni di euro. - definizione di una procedura avviata ormai dieci anni fa e che ancora oggi non vede una reale conclusione con il ritorno alla normalità del contesto portuale. Il recupero di spazi e dell’operatività negata non potrà che incrementare, oltre alla fiducia, anche l’organizzazione e gli investimenti degli operatori portuale che da un anno a questa parte hanno avviato un processo di rilancio del comparto.

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